Una tripla convocazione, al tavolo si susseguono senza soluzione di continuità con gli enti locali, le imprese e i sindacati nel giro di poche ore, e la necessità di dare un segnale forte dopo anni di giri a vuoto.

Uscire dal pantano in cui si trova immersa l’ex Ilva è un compito arduo che il governo è costretto ad affrontare a testa bassa.

Che non ci sia più tempo da perdere lo dimostra lo spiegamento di ministri a Palazzo Chigi oggi pomeriggio: i nodi sul tappeto sono tanti e intrecciati tra loro.

Il futuro degli stabilimenti, quello dei lavoratori dell’azienda e delle imprese dell’indotto, la sorte dell’area a caldo appesa alle decisioni della magistratura e le offerte dei quattro potenziali acquirenti.

Sul dibattito aleggia come una spada di Damocle la decisione della Corte d’Appello di Milano che domani è chiamata a valutare l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva contro lo stop dell’area a caldo.