Tregua (breve) per i 2.500 lavoratori dell'indotto. Proposto un tavolo permanente sull'area di Taranto, ok di enti e imprese e gelo dalle tute blu
Tregua sui 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto: Aigi e Aepi, che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico, hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. Ma è una tregua breve, durerà finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d'Appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in As per il decreto di fermata. Intanto, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica a patto, però, che ci sia un piano industriale solido.
È quanto è emerso dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per un totale di quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Insieme a Mantovano, una fitta pattuglia di ministri: delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il consigliere per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.











