La settimana di fuoco sul futuro dell’ex Ilva è iniziata con un primo tavolo tecnico sotto le aspettative dei sindacati. Tante proposte, quelle di Fim, Fiom, Uilm e Usb, che i rappresentanti del governo, senza il ministro delle Imprese Adolfo Urso, hanno ascoltato, assicurando che «le amministrazioni ne approfondiranno l’attuabilità nelle prossime settimane». Per i sindacati però è finito il tempo del dialogo e deve iniziare quello delle risposte, chiedendo a gran voce una "riconvocazione immediata a Palazzo Chigi». Il prossimo incontro tra organizzazioni, commissari e governo potrebbe essere fissato nelle prime settimane di settembre, a cui il Mimit punta ad arrivare con gli esiti delle interlocuzioni e le proposte raccolte durante tutti i prossimi tavoli tecnici. Per i sindacati contano le garanzie. Sul piano industriale, con la continuità produttiva degli stabilimenti anche acquistando bramme e semiprodotti, sul piano ambientale attraverso gli obiettivi di decarbonizzazione e sul piano sociale. In particolare, le garanzie occupazionali per i sindacati devono prescindere dall’area a caldo. Proprio su altiforni e cokerie dello stabilimento continua infatti a pesare la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che ne fissa la chiusura il prossimo 26 ottobre, mettendo a rischio circa 10 mila posti di lavoro. Il Mimit ha però chiarito che la gara non è chiusa, invitando le imprese a presentare nuove proposte che riguardino l’intero perimetro industriale. La possibilità di «riparametrare» il bando circoscrivendolo all’area a freddo resta però una strada ancora percorribile, che il governo sta valutando. Un bivio che da un lato vede il conto alla rovescia invisibile stabilito dalla sentenza e dall’altro il rischio di allungare ancora di più i tempi, tagliando anche le ali a Jindal che, al momento, resta il primo protagonista ancora in gioco. Per i sindacati un tavolo tecnico si deve tradurre in proposte politiche che, almeno in questo primo appuntamento, non sono arrivate. «Avevamo grandi aspettative rispetto alla capacità di elaborazione di proposte da parte del governo - ha detto il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano - abbiamo avuto solo un ascolto». Un esito che, anche per la Fiom, assume un significato diverso alla luce dello sciopero proclamato in tutti gli stabilimenti ex Ilva. Per il segretario generale Michele De Palma, infatti, «otto ore di sciopero non sono bastate al governo per capire che c'è un’emergenza Ilva nel nostro Paese, che sono a rischio 20 mila posti di lavoro e che è a rischio la salute e la sicurezza delle persone». Risposte concrete, dunque, che se non dovessero arrivare proseguiranno le mobilitazioni, come sottolineato dal segretario generale della Uilm Davide Sperti. Domani è il turno di Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, una riunione attesa soprattutto per capire se c'è la possibilità che si faccia avanti una cordata italiana, come chiesto a più riprese da Urso. Nella stessa giornata è convocato anche il Tavolo Taranto, per esaminare i progetti industriali finalizzati a realizzare nuovi investimenti sul territorio.