«Incontrerò i sindacati per illustrare le possibilità per dare una soluzione strutturale sulla continuità produttiva dell’ex Ilva, rispondendo agli obiettivi di piena decarbonizzazione dell’industria siderurgica italiana», aveva annunciato Adolfo Urso sabato scorso nella masseria di Bruno Vespa. Come spesso è accaduto, le intenzioni del ministro dell’Industria e del Made in Italy, corrispondono poco alla realtà. Le organizzazioni dei lavoratori sono uscite ancora una volta dal Mimit senza rassicurazioni ma con una certezza: «Il governo non intende mettere più risorse», nell’ex Ilva.
«LA CONVOCAZIONE che aspettiamo è quella di Palazzo Chigi», hanno specificato le sigle sindacali prima che cominciasse il tavolo. Da mesi chiedono a Giorgia Meloni di commissariare il suo ministro sulla vertenza che riguarda il più grande impianto della siderurgia italiana, arrivata, per i metalmeccanici, «a un punto di non ritorno». La richiesta di un chiarimento sullo stabilimento di Taranto (dove al momento ci sono 3.150 cassintegrati su 8 mila lavoratori, senza considerare l’indotto) era pervenuta dai sindacati territoriali, in particolare da Fiom Cgil, Uilm e Usb e poi esteso anche a Fim Cisl e Ugl. «L’unica cosa certa che ci ha detto il Mimit è che non ci saranno più risorse», ha spiegato Francesco Brigati, segretario generale della Fiom tarantina.








