«Il governo non intende mettere più risorse» nell’ex Ilva: lo hanno riferito i sindacati che ieri al tavolo al ministero delle Imprese hanno incontrato il ministro Urso«Il governo non intende mettere più risorse» nell’ex Ilva. È quanto hanno riferito i sindacati che al tavolo al ministero delle Imprese hanno incontrato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. «È stato autorizzato un prestito di 349 milioni, 250 sono già stati spesi e non ci sarà nessuna possibilità di aumentare quel prestito. Quindi tra pochi mesi l’ex Ilva rischia di trovarsi senza liquidità», hanno spiegato i rappresentanti territoriali di Fiom, Uilm e Fim. Il ministro ha ricordato che «ci sono 2 soggetti in gara», hanno aggiunto. A questo punto i sindacati chiedono che il confronto riparta da Palazzo Chigi, dove l’ultima convocazione è stata il 5 marzo scorso. «I problemi restano, è una situazione drammatica», hanno sottolineato.
Urso: «Serve la responsabilità da parte di tutti»Ne è consapevole anche Urso, e lo ha evidenziato ai sindacati a cui ha chiesto responsabilità. «Quella dell’ex Ilva — ha detto Urso ai partecipanti al tavolo — è una sfida difficile, su cui serve un’azione sinergica e la massima responsabilità da parte di tutti gli attori, nel rispetto degli sforzi fatti in questi anni proprio dai lavoratori dell’Ilva. Noi siamo impegnati con voi a garantire la continuità produttiva, nella prospettiva della piena decarbonizzazione, anche e soprattutto a Taranto — ha aggiunto Urso — Se ci siamo riusciti a Terni, con un ambizioso programma di rilancio, e se ci siamo riusciti a Piombino, che tornerà a produrre acciaio dopo oltre 15 anni, dobbiamo fare ogni sforzo perché accada anche negli stabilimenti dell’ex Ilva. Per questo serve la massima responsabilità da parte di tutti». «Il governo — ha aggiunto Urso ai sindacati — è impegnato a tenere aperta una prospettiva industriale per Taranto». Concludendo, come ha riferito Vito Pastore della Uilm, con un riferimento alla magistratura: «Ma voi ve la comprereste un’azienda che ha un impianto sotto sequestro?».








