L’Ilva dovrà sopravvivere malgrado tutto. È il messaggio del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in vista di un nuovo incontro con i sindacati sull’acciaieria che si terrà oggi al Mimit dopo l’ennesimo stop giudiziario. La Cassazione ha depositato venerdì il dispositivo che rigetta il ricorso di Ilva e mantiene sotto sequestro probatorio l’Altoforno 1 a Taranto, spento dall’incidente avvenuto nel maggio dello scorso anno.
«Un sequestro probatorio che dura da oltre un anno è un’anomalia», ha detto Urso sabato a margine del Forum in Masseria di Manduria. Secondo il ministro, il fermo dell’impianto è costato all’azienda oltre 2 miliardi di euro e ha trasmesso ai potenziali acquirenti del gruppo siderurgico, il fondo statunitense Flacks Group e Jindal Steel International, il segnale di un contesto che vuole la chiusura dello stabilimento. Un messaggio che, ha sostenuto, proviene non solo dal potere giudiziario ma anche dagli enti locali.
Sul polo di Taranto resta alta anche l’attenzione internazionale. Il Consiglio d’Europa ha chiesto all’Italia di accelerare gli interventi necessari affinché lo stabilimento non costituisca più un pericolo per la salute dei cittadini e per l’ambiente, fissando alla fine dell’anno il termine per un aggiornamento sulla situazione.








