Cinque ore di discussione, divise in due sessioni, una tra governo, enti locali e imprese, l’altra - durissima - tra esecutivo e sindacati. Che alle 20 si è interrotta dopo un confronto molto teso di circa due ore. Lo fanno sapere fonti sindacali, che sottolineano che "c’è tensione tra noi e governo, abbiamo detto che domani si rischiano 10mila licenziamenti". L’ennesimo appuntamento a Palazzo Chigi sulla crisi dell’ex-Ilva abbia partorito un solo risultato concreto, e temporaneo: le aziende dell’indotto hanno accettato di rinunciare - almeno per ora - a procedere ai 2.500 licenziamenti che erano già stati annunciati quattro giorni fa. Ovviamente nulla esclude che se la situazione non si sbloccherà in modo radicale le imprese associate nell'Aigi (Associazione Indotto AdI e General Industries) possano ripartire all’attacco. Il conto alla rovescia verso il 27 ottobre, la data entro la quale l’ordinanza della Corte d’Appello di Milano ha imposto lo stop dell’attività dell’area a caldo dell’ex-Ilva, prosegue. Di fronte alla richiesta esplicita del governo, nella persona del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i “piccoli” che animano le tante impresette dell’indotto - che sono e saranno rovinate, inevitabilmente, dalla chiusura dell’area a caldo - non potevano certo dire di no.
Scontro a Palazzo Chigi sull'ex Ilva. I sindacati sospendono il tavolo: "Si rischiano 10mila licenziamenti"
Incontro teso nonostante le aziende dell'indotto abbiano rinunciato temporaneamente a 2.500 licenziamenti e malgrado l'apertura di Mantovano a una &quo…












