“Responsabilità condivisa” tra gli obiettivi del TavoloCirca il tavolo permanente per Taranto, Mantovano ha spiegato che si intende “favorire l’assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell’area attraverso un disegno d’insieme. Il tavolo servirà a mantenere costantemente aperto un luogo di confronto nel quale Governo, enti territoriali, associazioni datoriali e sindacati, possano seguire passo dopo passo i procedimenti ed essere informati sulle attività che ciascuno, per le proprie competenze, porta avanti.La convocazione del tavolo - ha aggiunto Mantovano - potrebbe essere avviata già nei prossimi giorni, non solo in vista del pronunciamento della Corte d’Appello di Milano sul ricorso contro il decreto di sospensione dell’area a caldo degli impianti di Taranto, ma soprattutto per verificarne l’effettivo impatto sull’occupazione e per valutare adeguatamente le possibilità di intervento, anche in termini di progetti di investimento sull’area”. “Per il Governo - ha sottolineato ancora Mantovano - il futuro dell’Ilva sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a Dri. Nel caso la Corte d’appello confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo, l’intenzione del Governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area”.Decaro: abbiamo chiesto una legge specialeIl primo tavolo a Chigi ha riguardato quello con Regione ed enti locali di Taranto. “Abbiano chiesto garanzie per Taranto che si devono tradurre in un provvedimento normativo: una legge speciale per Taranto. Abbiamo chiesto il blocco delle procedure di licenziamento e che resti il polo siderurgico decarbonizzato, con i forni elettrici, e non solo con la parte della verticalizzazione - ha detto Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia -. Un impianto che non inquini e che non metta a rischio la salute delle persone che abitano in quel territorio”. Inoltre, ha aggiunto Decaro, “Abbiamo chiesto che il porto di Taranto diventi davvero un hub per l’eolico offshore e quindi venga data attuazione alla decisione che era stata già presa”. E “abbiamo proposto Taranto come zona di accelerazione per la produzione industriale sulla base di un regolamento della UE e ci sono tutte le caratteristiche. L’Ue - ha rilevato il governatore della Regione Puglia - dice ai 27 Stati membri di individuare almeno una di quelle aree per ogni Paese e noi crediamo che l’area di Taranto si possa candidare a essere una zona di accelerazione. Abbiamo chiesto incentivi mirati e più attrattivi per l’insediamento delle aziende nell’area di Taranto, in analogia con il JTF che ha già fatto questa cosa. Anche gli strumenti nazionali - ha poi sostenuto Decaro - devono essere più incentivanti per le aziende che si trasferiscono a Taranto e contemporaneamente la possibilità di sgravi fiscali, decontribuzione pluriennale, per chi assume persone che lavorano all’interno dell’Ilva o delle aziende dell’indotto dell’Ilva”.Il sindaco di Taranto: agevoliamo chi é vicino alla pensionePer il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, tre sono le questioni principali: “Tutela dei lavoratori, futuro della fabbrica e investimenti alternativi”. Bitetti ha quindi indicato “la necessità di tutelare i lavoratori diretti e indiretti, di rassicurare le loro famiglie” e sottolinea “l’urgenza di definire cosa ne sarà dell’ex Ilva”. Bitetti ha poi chiesto: “Agevolazioni per chi è prossimo alla pensione o per chi ha lavorato esposto ad agenti inquinanti; protagonismo degli enti locali come camere di compensazione degli esuberi; investimenti concreti per far crescere economie alternative, come le energie rinnovabili, che possano riassorbire la forza lavoro; il potenziamento del porto in linea con il Piano Mattei”.Orsini (Confindustria): cominciamo da area a freddoE sull’ex Ilva é intervenuto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Oggi - ha dichiarato Orsini a margine della missione imprenditoriale a Buenos Aires - la situazione è che l’area a caldo è bloccata dalla Procura, invece l’area a freddo non è bloccata. Oggi la situazione è che se non c’è una cordata che compra, si chiude. Cominciamo a tenere aperto quello che c’è per poi fare in modo che quello a caldo possa comunque dopo continuare”. Per Orsini, quella promossa da Federacciai “credo sia una cordata seria. Il Governo italiano deve fare il suo mestiere: valutare le due offerte e scegliere la migliore. Io mi auguro che i nostri abbiano fatto un’offerta migliore degli altri”.