Sono state lancette complesse quelle che hanno scandito gli incontri sull’ex Ilva nella Sala Verde di Palazzo Chigi.
Nella sala sono entrati e usciti rappresentanti di governo, ministri, enti locali, organizzazioni datoriali, sindacati: tutti convocati, martedì 8 settembre, per fare il punto sulla situazione in cui verte il polo siderurgico, Il tavolo, organizzato in tre sessioni una dopo l’altra, si era posto come obiettivo quello di affrontare tutti i nodi sul futuro di Acciaierie d’Italia: vendita degli asset, dismissione dell’area a caldo, risorse per la continuità produttiva e impatti occupazionali.
E, al termine della giornata, almeno due aspetti sono stati risolti: la futura compagine sociale e il nodo dei licenziamenti.
Secondo quanto si è appreso il governo, parlando con i sindacati, non ha escluso «una partecipazione pubblica nell’ex Ilva», come anticipato da questo giornale, «purché sia presentato un piano industriale solido e credibile».
L’assetto più probabile è che la cordata italiana – composta da 14 aziende dell’indottto – stringa un accordo con Invitalia per la gestione del polo siderurgico.













