Nei prossimi giorni inizierà in tutta Italia un nuovo anno scolastico. Bambini e ragazzi si apprestano a salutare – probabilmente con un po’ di mestizia – le lunghe giornate estive, mentre i genitori – probabilmente con un po’ di sollievo – guardano con favore alla fine di quella manciata di settimane in cui ogni anno bisogna in qualche modo barcamenarsi tra lavoro stipendiato e lavoro di cura familiare. Tra tutti però, chi più chi meno, ritorna a fare capolino con sempre maggiore insistenza una domanda: “Ma a che serve, esattamente?”.
Chiunque è stato o è genitore si è trovato almeno una volta nella situazione di dover rispondere alla domanda del proprio figlio o figlia "Ma perché devo andare a scuola?". Spesso viene da rispondere "Perché sì!" o "Perché è il tuo dovere", ma sappiamo che sono risposte sbrigative e insoddisfacenti. "Perché ti servirà per trovare un buon lavoro" o "Perché ti rende una persona migliore" ci sembrano risposte più sensate, ma comunque generiche e forse persino un po’ ipocrite. E quando arriva il cruciale momento della scelta della scuola superiore o dell’università, il dilemma tra seguire i propri sogni e la propria passione o scegliere un indirizzo di studio che dia maggiori ritorni occupazionali diventa quasi lacerante.












