La scuola? “Una devozione giornaliera al domani”. Un impegno per un futuro migliore, cioè. Una sintesi esemplare della responsabilità di chi ha il compito di formare le nuove generazioni, non solo sui saperi umanistici e scientifici, ma soprattutto sull’incrocio tra diritti e doveri dell’essere cives, cittadini responsabili, membri di una comunità. La frase è di Piero Calamandrei, giurista tra i maggiori del Novecento e membro autorevole dell’Assemblea Costituente. Ed è posta in conclusione di un piccolo, denso libro, Per la scuola, che raccoglie tre saggi sui temi dell’educazione scolastica, scritti negli anni dell’immediato dopoguerra, in un’Italia ricca di tensioni politiche, sociali e civili sulla Ricostruzione e la ripresa. L’Italia che, finita la stagione nera del fascismo, imparava a essere una democrazia compiuta ma anche una potenza economica e industriale.

Pubblicato da Sellerio nel 2008, Per la scuola torna proprio in questi giorni in libreria in un’edizione accresciuta da un’introduzione di Tullio De Mauro, una nota storico-bibliografica di Silvia Calamandrei e una postfazione di Franco Lorenzoni su “Le metafore di Piero Calamandrei”. Libro dunque quanto mai utile da prendere (o riprendere) in mano, proprio in questi giorni in cui otto milioni di ragazze e ragazzi tornano a scuola o vi entrano per la prima volta (poco meno di un milione sono di cittadinanza non italiana ed è proprio la scuola il principale canale per la loro integrazione) e, come ogni anno, si ripete la litania dei problemi irrisolti, dai limiti dell’edilizia alle carenze del corpo docente (sempre peggio pagato dei colleghi europei), dai programmi al rapporto con una sempre più controversa, veloce e stravolgente contemporaneità.