Natalia Potenza verbalizza ai carabinieri il «no» ai domiciliari e all'eventuale affidamento in prova del faccendiere. Lunedì, 7 settembre, Lavitola tornerà davanti al tribunale del Riesame. I suoi legali hanno preparato una memoria difensiva di 71 pagine
L’inchiesta sulla bomba è costata a Valter Lavitola anche la casa. E questa volta i giudici non c’entrano. A chiudergli la porta, come anticipato da Il Giornale, è stata Natalia Potenza, la (ex) compagna che, proprio dagli sviluppi dell’indagine sul faccendiere, ha scoperto la presenza di un’altra donna. La relazione è finita e con essa è venuta meno anche la disponibilità ad accoglierlo nell’abitazione romana nel caso in cui riuscisse a lasciare il carcere di Rebibbia, e andare ai domiciliari.
Niente casa, né lavoro al ristorante
Potenza, riporta la Repubblica, lo ha formalizzato il 26 agosto, presentandosi alla stazione dei carabinieri Gianicolense. Nel verbale non viene fatto alcun riferimento all’altra relazione, ma vengono messe nero su bianco le conseguenze della rottura. «A seguito dell’interruzione della relazione sentimentale», la donna ha comunicato di non voler più ospitare Lavitola nella propria abitazione. Ha inoltre escluso la possibilità di consentirgli di lavorare per la società Baires, al ristorante Cefalù, nell’ambito di un eventuale affidamento in prova, come riferito dal Tg1. Il rifiuto vale anche per «ogni eventuale futura misura di detenzione domiciliare». Una vicenda privata rischia così di avere conseguenze concrete proprio alla vigilia di un passaggio giudiziario decisivo.














