Il faccendiere rilascia una dichiarazione spontanea. L'avvocato punta al trasferimento dal carcere ai domiciliari

"Le modalità dell’attentato le ha decise Gomes Tavares. Mi disse che avrebbe fatto a modo suo. Ma del mandato mi assumo tutta la responsabilità".

Durante l’udienza al Tribunale del Riesame, Valter Lavitola, videocollegato per mezz’ora dal carcere di Rebibbia, ha cercato di chiarire i passaggi dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci dello scorso 16 ottobre. Quelli che i magistrati della Procura di Roma ritengono lacunosi e poco attendibili. In una dichiarazione spontanea ha attribuito al suo collaboratore, latitante in Africa, la decisione di utilizzare l’esplosivo.

Il movente: Lavitola conferma la propria versione

Quanto al movente, Lavitola ha ribadito la linea tenuta nell’interrogatorio dello scorso 12 agosto. "La politica non c'entra. Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. Puntavo a fargli rafforzare la scorta". Ed ha aggiunto: "L'amicizia con Ranucci era per me una forma di riscatto sociale".