Valter Lavitola si assume la responsabilità per l’incarico affidato a Gomes Tavares, ma prende le distanze dalla decisione di utilizzare una bomba nell’attentato contro Sigfrido Ranucci. È quanto hanno riferito i suoi avvocati, Sergio e Arturo Cola, al termine dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, alla quale l’ex faccendiere ha partecipato rendendo dichiarazioni spontanee. “Ha parlato di un riscatto sociale di cui sentiva il bisogno dopo le note vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto”, hanno spiegato i difensori parlando del rapporto di amicizia con l’ormai ex conduttore di Report, rimosso dalla Rai nei giorni scorsi. Lavitola, secondo quanto riferito dai legali, avrebbe ammesso di avere tratto un vantaggio personale da quella relazione: “Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Per i difensori si sarebbe trattato di un beneficio personale, ma diverso dal movente contestato dall’accusa.
Il passaggio più delicato delle dichiarazioni riguarda però le modalità dell’attentato. Secondo gli avvocati, Lavitola “si è assunto ogni responsabilità sulle modalità esecutive del delitto”, chiarendo però che “l’idea della bomba apparteneva a Gomes”, tuttora in Africa e su cui pende un ordine di arresto. Lavitola avrebbe spiegato di avergli affidato un incarico senza indicargli modalità operative precise. “Gli aveva detto che avrebbe fatto a modo suo, forte della propria esperienza nel settore della sicurezza internazionale e militare“, ha riferito l’avvocato Sergio Cola.








