Il caso14 agosto 2026 alle 00:14Il gip nega i domiciliari, l’ex editore resta in carcere: «Potrebbe fuggire»
Valter Lavitola resta in carcere. Il gip ha respinto la richiesta del suo legale, che sperava negli arresti domiciliari dopo le ammissioni fatte mercoledì davanti ai magistrati di Roma. Anche la Procura si era opposta. Nell'interrogatorio di due giorni fa aveva detto di aver chiesto agli autori materiali dell'attentato a Sigfrido Ranucci (organizzato «per il suo bene, per consentirgli di ottenere un livello di scorta maggiore alla luce delle minacce ricevute»), un’azione con modalità diverse: «Non un ordigno, ma quattro o cinque colpi di pistola verso il muro» della villetta di Pomezia del conduttore di Report, ha detto ai magistrati.
Lavitola non avrebbe comunque avuto nulla da ridire, ritenendo in ogni caso lo scoppio dell'ordigno rudimentale di «valore dimostrativo». Per il giudice restano immutate le esigenze cautelari, ossia il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga alla luce della “rete sui cui l'imprenditore può contare”.
L’attentato
Un attentato, quello del 16 ottobre del 2025, che nella mente di Lavitola doveva essere «puramente dimostrativo». Una richiesta che era stata fatta al suo factotum, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante e nei confronti del quale la procura di Roma chiederà l'estradizione. A quel punto l'intermediario ha contattato la banda di quattro persone, tutte originarie dell'Avellinese, per portare a termine l'azione. Ma il gruppo ha fabbricato una bomba rudimentale con gelatina da cava, un ordigno che ha semidistrutto le auto del conduttore di Report che si trovava all'interno della villetta con la propria famiglia. Una scelta sulla quale, nonostante le indicazioni iniziali al suo factotum, però Lavitola non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di «valore dimostrativo».







