Il giudice ha disposto una misura meno pesante per l’ex guardia giurata coinvolta nell’inchiesta sulle certificazioni linguistiche irregolari. La difesa parla di ruolo marginale, mentre restano le accuse di falso e tentata estorsione

BOLZANO. Sono stati revocati gli arresti domiciliari a Liborio Sirchia, l’ex guardia giurata finita ai domiciliari da metà aprile nell’ambito dell’inchiesta sui diplomi falsi procurati a personale sanitario, studenti, vigili urbani e insegnanti. Il giudice ha disposto l’attenuazione della misura cautelare, sostituendola con l’obbligo di firma in attesa dell’eventuale processo.

Secondo gli inquirenti, attraverso un passaparola durato anni oltre quaranta persone si sarebbero rivolte a lui per ottenere certificazioni linguistiche. Tra loro anche medici e infermieri: 22 dipendenti sono già stati licenziati dall’Asl. Il patentino era un requisito indispensabile per ottenere un contratto a tempo indeterminato in Alto Adige.

Per ottenere il documento, secondo l’accusa, bisognava pagare circa quattromila euro, versati con bonifici o in contanti, anche in più tranche. Sirchia, 50 anni, si trova ora in Sicilia, a Carini, nei pressi di Palermo.

Il suo avvocato, Vincenzo Tranchina, sostiene però che la posizione dell’assistito sia marginale rispetto ad altri filoni dell’indagine della Procura di Bolzano. «Il mio cliente era convinto di limitarsi a presentare queste persone a una scuola che erogava dei corsi», afferma il legale. Gli vengono contestati il falso materiale e ideologico e anche la tentata estorsione: avrebbe finto di essere un membro della Guardia di Finanza per ottenere denaro in circostanze ancora da chiarire.