Intercettato durante un colloquio in via Gleno, il figlio di Nicola Randazzo Noto ricorda al padre detenuto che nel 2024 lui disse che dovevano arrivare «un po’ di soldini da questo qua, tramite avvocato, così, con le buone, sennò faccio con le cattive... In carcere ci vado con il sorriso se non me li dà».

Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo, «questo qua» è un imprenditore con una grossa ditta di autotrasporti ad Azzano San Paolo e casa a Brembate Sopra, vittima, tra maggio e dicembre 2024, di una tentata estorsione fatta di visite e messaggi minatori, e un agguato organizzato con la complicità di tre rumeni e un tedesco, anche loro in carcere da marzo fra Bergamo e la Slovenia. Puntavano in alto, a quanto pare, a incassare 1.300.000 euro per un debito mai esistito. L’avvocato di cui si avvalsero, perfino dopo il giro di arresti, è Biagio Di Maro, 67 anni, napoletano di Monza, civilista, nel 2023 candidato alle Comunali di Seregno con il M5S (non fu eletto). Ora pure lui è finito ai domiciliari accusato di avere preso parte al piano. Ieri ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia davanti alla gip Maria Beatrice Parati, chiedendo, tramite il legale che lo assiste, Massimo Lanteri, di annullare la misura cautelare o di tramutarla in obbligo di firma. La giudice si esprimerà dopo avere interpellato la pm Chiara Monzio Compagnoni e intanto registra la versione resa in un’ora di colloquio tra le 15 e le 16, quando Di Maro e Lanteri lasciano il tribunale.