Accuse «generiche» e «indeterminate» che portano a una «evidente lesione del diritto di difesa». Con questa motivazione il Tribunale di Milano ha ordinato al pm Giovanni Polizzi di riscrivere il capo d'imputazione nei confronti di Giovanni Carella, ritenuto dai magistrati il «corvo» della Procura di Torino e accusato di calunnia, diffamazione e rivelazione di segreto con l'ipotesi di aver realizzato dossier contro il pm Gianfranco Colace, l'ex procuratore generale Francesco Saluzzo e il tenente colonnello dei carabinieri, Luigi Isacchini, e di averli fatti circolare, fra il novembre 2022 e l'ottobre 2023, assieme ad altri soggetti non identificati. Come? Attraverso mail anonime che Carella, di professione investigatore privato, hanno inviato a varie «autorità giudiziarie» e forze dell'ordine accusando di «numerosi reati» mentre era indagato o imputato per i presunti dossieraggi del caso KeraKoll, colosso internazionale della malta.
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Leso il diritto alla difesa
Martedì pomeriggio il presidente della decima sezione penale, Antonella Bertoja, con i giudici del collegio Giovanna Taricco e Cristina Dani, ha ordinato alla Procura di riformulare le accuse di calunnia e diffamazione nei confronti del 35enne perché non si capisce, delle 4 mail inviate da Carella dal contenuto «complesso e articolato», quali passaggi si «debbano ritenere calunniosi, quali diffamatori e quali neutri», ha detto il giudice. Si tratta di una «evidente lesione del diritto di difesa» obbligata a prendere «posizione a 360 gradi su ogni frase» delle comunicazioni partite dagli account a cui sono risaliti gli investigatori con gli indirizzi che ricordano il nome dello storico pm torinese Raffaele Guariniello.







