Pubblicato il: 05/09/2026 – 10:33

di Fabio Benincasa

CASSANO ALLO IONIO Un sistema collaudato e capillare, in grado di soffocare e drogare il lavoro agricolo nella Piana di Sibari. È quanto emerge dai dettagli dell’inchiesta nome in codice “Master” coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha fatto luce sulle attività di intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo nel territorio cassanese. Un’organizzazione che vedeva al vertice figure di spicco capaci – secondo l’accusa – di gestire il reclutamento, il trasporto e persino la rendicontazione economica della forza lavoro extracomunitaria, riducendo al minimo i costi per gli imprenditori locali e soffocando i diritti dei lavoratori.

Il “servizio” per gli imprenditori e i compensi imposti

Le indagini descrivono un’attività d’intermediazione incessante e quotidiana. I caporali e i capi squadra organizzavano ogni giorno le uscite nei campi e il rientro al termine della raccolta dei frutti, mantenendosi in costante contatto per gestire i recuperi dei lavoratori nelle varie località della Piana. Gli imprenditori della zona si rivolgevano direttamente ai vertici dell’organizzazione – come l’indagato Qadeer Afzal – sapendo di poter ottenere, giorno per giorno, il numero di braccianti necessario alle esigenze produttive aziendali. Un sistema conveniente per gli imprenditori, che beneficiavano di costi estremamente contenuti e “sottocosto“, preventivamente concordati con i caporali. In questo quadro, la forza contrattuale era interamente coordinata dai caporali: sarebbero stati loro ad imporre la tariffa per la giornata lavorativa di 8 ore, potendo persino decidere a quali aziende inviare o negare la manodopera in base alle richieste ricevute.