Dopo i 27 fermi dell'operazione "Master", la rappresentanza sindacale dell'Arma evidenzia le criticità operative in un territorio vasto e ad alta densità criminale, sollecitando un potenziamento strutturale non più rinviabile
L’imponente operazione “Master”, sfociata in ventisette provvedimenti cautelari, ha riacceso i riflettori sulle dinamiche criminali che soffocano la Piana di Sibari. Un quadro contornato da accuse gravissime – che spaziano dal caporalato alla riduzione in schiavitù, fino all’estorsione e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – e che tratteggia una realtà economica e sociale segnata dalla pressione delle organizzazioni malavitose. Il maxi-blitz, oltre a confermare l’efficacia investigativa delle forze dell’ordine, ha riportato drammaticamente al centro del dibattito la tenuta e l’adeguatezza dei presidi di sicurezza nell’area ionica.
L’efficacia delle indagini e il nodo delle carenze strutturali
Sull’esito delle attività condotte dal Comando Tutela del Lavoro e dalle articolazioni territoriali si registra il pieno apprezzamento del Nuovo Sindacato Carabinieri. I vertici regionali e provinciali della sigla militare – con una nota firmata da Antonio Noè, Mario Cavallo e Rocco Paternoster – hanno inteso rivolgere un sentito plauso alle donne e agli uomini dell’Arma impegnati nel contrasto allo sfruttamento dei lavoratori, ponendo al contempo l’accento sulle condizioni di forte stress e sulle carenze di organico in cui si trova ad agire il personale. La sproporzione tra l’ampiezza del territorio da controllare e le risorse umane a disposizione rischia infatti di scaricare l’intero peso della prevenzione esclusivamente sul sacrificio dei singoli militari.













