I dettagli emersi dall’operazione contro il racket delle braccia nella Piana di Sibari continuano a suscitare sdegno nel mondo politico regionale. Il blitz condotto dai Carabinieri per la Tutela del lavoro, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha portato al fermo di venti persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù, estorsione e traffico di migranti. Una fotografia drammatica di fronte alla quale il Partito Democratico della Calabria prende una posizione netta, sollecitando interventi non più procrastinabili.“L’inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari dà un quadro inquietante, sul quale la magistratura farà luce. Le condizioni di lavoro ricostruite dagli investigatori sono intollerabili in una società civile e impongono alle istituzioni una risposta forte, continua e coordinata”, viene evidenziato dall’ufficio stampa del Pd regionale.
Il plauso alle forze dell’ordine e il nodo dei presunti patti con i clan
Dalle pagine dell’ordinanza cautelare affiorano spaccati di vita segnati dall’assoluta privazione dei diritti elementari: paghe da miseria, turni di lavoro massacranti nei campi e la totale assenza di coperture assistenziali. Un ingranaggio reso ancora più buio dalla presunta ingerenza di ambienti della ‘ndrangheta e dai sospetti legati alle manomissioni delle procedure del Decreto Flussi.Il coordinamento democratico manifesta pieno apprezzamento “per il lavoro della magistratura e dei Carabinieri, e per l’attività di quanti operano nella rete antitratta a sostegno delle vittime”, ponendo l’accento sul fatto che “dalle indagini emerge l’ipotesi di un sistema in cui persone in condizioni di estrema fragilità sarebbero state reclutate, sottopagate, costrette a turni pesantissimi e private delle più elementari tutele”.













