Pubblicato il: 03/09/2026 – 7:55
di Fabio Benincasa
CASSANO ALLO IONIO L’operazione scattata ieri all’alba a Cassano all’Ionio ha aperto l’ennesimo squarcio su una ferita mai rimarginata nel tessuto economico e sociale della Calabria. Il blitz, che ha portato all’esecuzione di 20 fermi, ha messo a nudo un sistema sistematico di sfruttamento lavorativo e riduzione in schiavitù di braccianti agricoli stranieri. Tra i campi di agrumi e le distese di ortaggi della Piana di Sibari, la dignità umana continua a essere barattata per una manciata di euro al giorno, sotto l’occhio vigile di intermediari senza scrupoli.
Il meccanismo del ricatto e del lavoro “grigio”
Negli anni, il fenomeno dello sfruttamento nella Sibaritide ha cambiato volto, diventando più sofisticato. Non si tratta più soltanto di lavoro nero, ma di un pervasivo “lavoro grigio”: contratti formalmente regolari sui quali figurano però un numero ridotto di giornate, salari riassorbiti sotto ricatto o restituiti in contanti. Il “sistema” è ormai noto e documentato anche nella recente inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro. A farne le spese sono migliaia di braccianti troppo spesso intrappolati in un triplo vincolo: l’alloggio (mini stanze simili a loculi sovraffollati), il trasporto verso i campi sono gestiti dai caporali a prezzi d’affitto da usura. E poi c’è il rinnovo dei permessi di soggiorno o l’attesa degli esiti dei decreti flussi che si trasformano in un’arma di pressione costante.









