La maxi-operazione della DDA svela la sistematicità dello sfruttamento nei campi calabresi. Fai, Flai e Uila invocano lo stop al Click Day, un permesso di soggiorno speciale e l'attuazione integrale della legge 199
L’ennesima inchiesta della Magistratura riporta a galla una piaga strutturale che affligge le campagne della regione. Il recente blitz condotto dalla DDA di Catanzaro nella Piana di Sibari, che ha portato al fermo di 20 persone per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e al caporalato, dimostra quanto la riduzione in schiavitù dei braccianti sia ormai un fenomeno sistemico. Un’emergenza che parte da lontano, dalle indagini del 2020 fino alla tragedia di Amendolara, e che vede affiancate alle aziende agricole virtuose troppe realtà produttive che alimentano un mercato nero sulla pelle dei lavoratori immigrati.
L’allarme dei sindacati e la condanna dello sfruttamento nei campi
Di fronte a questo scenario drammatico, le sigle di categoria Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil hanno espresso un duro atto d’accusa, evidenziando come a fianco di tante aziende rispettose delle regole operi quasi un pari numero di realtà che fa dello sfruttamento la cifra del proprio modo di concepire l’agricoltura. I rappresentanti dei lavoratori sottolineano infatti che non ci si può limitare all’indignazione di fronte ai blitz e affermano che l’azione di contrasto richiede strumenti applicati realmente per prosciugare la palude dell’illegalità e punire l’irresponsabilità degli utilizzatori finali della manodopera a basso costo”.









