Leonardo Maria Del Vecchio prepara la sua nuova partita, da giocare a valle del riassetto Delfin, e, tra le opzioni che ha sul tavolo, ci sarebbe l’ingresso nel capitale di Essilux, come azionista dopo essersi dimesso da top manager. Se da un lato progetta il futuro, dall’altro chiede conto al cda di Delfin dell’operato degli ultimi tempi e a questo proposito, come rivelato dal Sole 24 Ore, ha indirizzato il 29 agosto una lettera formale ai Commissaires aux Comptes di Delfin - insediati con l’assemblea del 30 giugno - Fabio Scoyni e Lara Forte, chiedendo di avviare un’indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding, partendo da una serie di conflitti di interesse che sarebbero in capo ad alcuni consiglieri. Questa iniziativa non pregiudica le interlocuzioni di ricucitura con gli altri soci perché attiene alla gestione, e anzi da quello che risulta a La Stampa, anche gli altri azionisti Delfin sarebbero pronti a seguire LMDV contestando ai commissari l’operato del cda. Lmdv mette in discussione la scarsa trasparenza, l’iscrizione al libro soci di Rocco Basilico, la gestione dell’investimento in Ceramica Dolomite. Si accende una conflittualità ma non tra gli eredi ma tra essi e il consiglio Delfin presieduto da Francesco Milleri anche se nel mirino sono finiti i consiglieri Mario Notari e Romolo Bardin, che sulla lettera di patronage da rilasciare a LMDV per il finanziamento da 11 miliardi necessari ad acquistare il 25% della holding da due fratelli (Luca Paola), hanno votato contro. Il disegno del quartogenito del fondatore di Luxottica è difendere l’italianità del gruppo dell’occhialeria e del medtech per applicare l’insegnamento del padre. E’ uno degli snodi della complessa riorganizzazione della galassia Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che vale oltre 40 miliardi di euro e che oggi detiene il 32,4% del colosso franco-italiano e le partecipazioni bancarie. Partita che il 22 settembre potrebbe segnare una data importante: scadranno i 90 giorni, dal 30 giugno - statuto della holding - per consentire a LMDV, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico di trasferire, ai rispettivi veicoli, le quote del 12,5% da essi detenuti in Delfin. Probabilmente sarà chiesta un’estensione di un paio di mesi per fissare il prezzo, secondo il diritto lussemburghese. La svolta, attesa nel 2027, è un'operazione che avrebbe un peso finanziario relativamente contenuto in termini azionari, ma un valore soprattutto simbolico e strategico: sarebbe il primo segnale concreto di un erede di Leonardo Del Vecchio, disposto a rompere gli indugi e a impegnarsi in prima persona sul gruppo costruito dall’imprenditore di Agordo. Da ambienti vicini a LMDV si apprende che il suo obiettivo è dare esecuzione alla volontà del padre, riguardo la tutela dell’italianità del gruppo da lui fondato e in questo ambito coltiva varie opzioni tra e quali un investimento diretto in Essilux. La liquidità potrebbe arrivare, appunto l’anno prossimo, da una ritrovata concordia che favorisca la riorganizzazione della holding e, la vendita delle partecipazioni considerate non strategiche: il 17,5% di Mps, il 10,1% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio. Ai valori correnti, il pacchetto vale complessivamente circa 18 miliardi di euro. Se distribuito fra gli otto eredi, in termini di mini-scissioni proprozionali o dividendo straordinario post cessione sul mercato, significherebbe poco più di 2 miliardi a testa. Sembra che Francesco Milleri si sia rimesso al lavoro per tessera la tela.