Il governo spagnolo cerca di riportare Ceuta alla normalità dopo l’ingresso irregolare di decine di migliaia di migranti tra il 30 e il 31 luglio.

L’emergenza ha messo sotto pressione la città e aperto uno scontro sulla gestione del confine. Le conseguenze ricadono sull’esecutivo di Pedro Sánchez e sul Partito socialista. Dopo avere evocato un disegno destabilizzante collegato a interessi stranieri, Sánchez ha riconosciuto la gravità della crisi. In un videomessaggio, il premier ha indicato come priorità l’allontanamento delle persone dalle strade, un’assistenza dignitosa per chi è arrivato nell’enclave e il ritorno alla normalità. Il governo ha stanziato 300 milioni di euro per sostenere le attività economiche danneggiate, rafforzare i servizi pubblici e accompagnare la ripresa.

Il rapporto Cenif e le ipotesi sui flussi migratori

Ora al centro delle polemiche si trova un rapporto del Centro nazionale spagnolo per l’immigrazione e le frontiere, il Cenif. Il documento prospetta che l’arrivo di oltre 70.000 persone non sia stato spontaneo e neppure organizzato dalle comuni reti criminali attive in Marocco.

Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa ancora da verificare: non è stata dimostrata in sede giudiziaria e, allo stato, non consente di attribuire responsabilità certe né di identificare un eventuale mandante. Secondo il rapporto, la scelta di Ceuta, dei punti di attraversamento, delle date e degli orari potrebbe indicare una pianificazione preventiva. Gli investigatori ipotizzano l’intervento di soggetti dotati di capacità superiori a quelle delle organizzazioni criminali conosciute nella regione.