L'audizione del premier spagnolo dopo l'ondata di ingressi nell'exclave. L'attacco all'estrema destra, il nodo dei report di polizia e il futuro della cooperazione
A oltre un mese dall’arrivo in massa di più di 72mila migranti irregolari marocchini nell’exclave spagnola di Ceuta, il primo ministro Pedro Sánchez è intervenuto in Parlamento per riferire sulla crisi. E ancora una volta ha puntato il dito contro le fake news diffuse sui social media, e contro l’estrema destra, ritenuta responsabile di aver «alimentato l’odio». Nel corso dell’audizione, Sánchez ha ribadito con fermezza che «non ci sono evidenze solide» a sostegno dell’ipotesi secondo cui il Marocco avrebbe pianificato l’ondata migratoria alla frontiera, sebbene proprio in questi giorni sia filtrato un rapporto della Polizia Nazionale che indica la complicità di agenti di sicurezza marocchini nell’ingresso di migranti nella città autonoma. «Se esistessero agiremmo di conseguenza – ha sottolineato -. Questo governo non ha problemi ad affrontare poteri stranieri quando la situazione lo richiede, ma servono fatti provati e verificati». Il premier ha quindi escluso, ancora una volta, che vi siano elementi concreti per attribuire a Rabat l’organizzazione o la pianificazione degli arrivi.












