La Spagna si prepara a rivedere i meccanismi di cooperazione con il Marocco dopo l’ondata di arrivi di migranti che ha investito l’exclave di Ceuta alla fine di luglio, ma senza attribuire, almeno per il momento, responsabilità dirette a Rabat. Nel corso di un’audizione al Congresso dei deputati dedicata alla crisi migratoria, il premier Pedro Sanchez ha ribadito che non esistono elementi sufficienti per sostenere che il governo marocchino abbia organizzato o pianificato l’afflusso di migranti verso il territorio spagnolo.

“Non ci sono evidenze solide”, ha affermato Sanchez, rispondendo alle accuse avanzate da parte dell’opposizione e da alcuni settori politici che hanno ipotizzato un coinvolgimento diretto delle autorità marocchine. “Se esistessero prove solide agiremmo di conseguenza. Questo governo non ha problemi ad affrontare poteri stranieri quando la situazione lo richiede, ma con fatti provati e verificati”, ha sottolineato il capo dell’esecutivo.

Le dichiarazioni arrivano a distanza di alcune settimane dagli eventi del 30 luglio, quando migliaia di persone hanno tentato di raggiungere Ceuta, uno dei due territori spagnoli sulla costa nordafricana insieme a Melilla. L’episodio ha riacceso il dibattito sul controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea e sul delicato equilibrio diplomatico tra Madrid e Rabat, partner strategici nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo occidentale.