Un mese dopo l’ondata migratoria a Ceuta, Pedro Sánchez tende una mano al Marocco su quanto accaduto alla fine di luglio nell’exclave spagnola in Nord Africa. “Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna” dando a intendere che “se si entrava a nuoto nella città autonoma, era impossibile il respingimento alla frontiera, cosa che non è vera”, ha detto il premier spagnolo in un’intervista a radio Cadena Ser. “È stata travisata una sentenza del Tribunale Supremo che è stata diffusa nelle reti social attraverso false notizie di disinformazione, anche mediante organizzazioni criminali”, ha proseguito il capo della Moncloa parlando del pronunciamento dell’8 agosto che impediva di respingere i migranti minori giunti via mare nell’exclave in mancanza di barriere frontaliere. Sánchez ha quindi associato la disinformazione a “un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla”.
“Il 30 e il 31 luglio sono entrati nella città autonoma di Ceuta intorno a 70.000 persone, delle quali 9 su 10 tornate in Marocco. Resterebbero 5.000 persone, delle quali 1.500 minorenni. Ora la sfida è che per poter identificarle, fare i triage e procedere ai ritorni o anche alle risoluzioni delle richieste di asilo dobbiamo ri-ubicarli” in centri di accoglienza temporanea, ha detto Sánchez, spiegando che i 500 posti di accoglienza per migranti presenti a Ceuta prima della crisi migratoria sono stati ampliati a 3.300 e “grazie all’accordo chiuso venerdì con la città autonoma saranno portati a 6.000”.










