Pedro Sanchez ha trovato il colpevole della crisi migratoria di Ceuta. Anzi, più di uno: la Russia, Israele e naturalmente una non meglio precisata “rete internazionale di estrema destra”. Strano, per una crisi “risolta” dopo 48 ore. Ora, a un mese dall’ingresso nella città autonoma di decine di migliaia di migranti, il premier spagnolo è tornato sulla vicenda e, anziché limitarsi a spiegare cosa non abbia funzionato nella macchina dello Stato, ha tirato fuori il grande complotto internazionale.Intervistato da Cadena Ser, Sanchez ha denunciato la diffusione di “voci e disinformazione” attraverso social network legati “sia alla Russia che a Israele”, oltre che a “una rete internazionale di estrema destra” che utilizzerebbe l’immigrazione “per attaccare la Spagna”, l’Europa e dividerla. Una tesi suggestiva, certamente più comoda delle domande che da settimane inseguono il governo.Perché il dato politico resta piuttosto semplice: il 30 e il 31 luglio Ceuta è stata investita da un’ondata migratoria senza precedenti e l’esecutivo non è riuscito ad anticiparne le dimensioni. Lo ha ammesso lo stesso Sanchez. Nei giorni precedenti erano arrivati rapporti dei servizi segreti e della polizia, ma secondo il socialista “nessuno aveva previsto l’ondata”.Ed è qui che il premier prova anche a spegnere il caso nato dalle dichiarazioni contrastanti dei suoi ministri. La responsabile della Difesa Margarita Robles aveva parlato di un’allerta del Centro nazionale di intelligence, mentre il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska aveva negato la disponibilità di informazioni preventive sulla crisi. Per Sanchez nessuna contraddizione: i rapporti esistevano, ma non avrebbero permesso di prevedere “la portata e la gravità” di quanto sarebbe accaduto. Il presidente ha escluso inoltre qualsiasi responsabilità delle autorità marocchine. Anche su questo, dunque, nessun dubbio. Il problema sarebbero piuttosto le fake news e le reti internazionali che le avrebbero amplificate.Intanto però i migranti rimasti devono essere sistemati. Sanchez ha annunciato che “in breve tempo” saranno disponibili seimila posti per l’accoglienza. Prima della crisi, ha spiegato, quelli destinati ai minori erano circa 200. Ora sono diventati 1.200. Il premier ha riconosciuto inoltre un altro particolare tutt’altro che secondario: la maggior parte delle persone arrivate a Ceuta lo avrebbe fatto “per motivi economici, non per ragioni umanitarie”. Alla fine resta una gigantesca crisi migratoria che Madrid non aveva previsto nelle sue dimensioni e che ancora oggi deve gestire. Ma per Sanchez, evidentemente, il vero problema è anche altrove: tra Mosca, Israele e la solita internazionale dell’estrema destra.
Ceuta, Sanchez tira fuori il complotto: “Fake news da Russia, Israele ed estrema destra”
Il premier spagnolo denuncia una “rete internazionale” dietro le polemiche sulla crisi migratoria. Ma ammette che prima dell’ondata erano già arrivati rapporti dai servizi segreti










