Dietro l’invasione dei migranti a Ceuta, a fine luglio, “c’erano reti russe e israeliane che diffondevano notizie false e attaccavano il governo spagnolo e gli europei su una questione corrosiva come l’immigrazione irregolare, che divide e polarizza molte società europee”. Pedro Sánchez ha pochi dubbi: quanto accaduto nell’enclave spagnola è frutto di un disegno architettato ad hoc. Nell’intervista a Cadena Ser, il primo ministro punta il dito contro “un gruppo internazionale di estrema destra, che usa sempre la questione migratoria non solo per attaccare la Spagna ma per dividere l’Europa”. In questo caso, travisando appositamente una sentenza della Corte Suprema spagnola, il cui significato è stato ribaltato dalle campagne social. “Hanno fatto credere ai migranti che, se qualcuno fosse entrato a nuoto a Ceuta, sarebbe stato impossibile rimandarlo indietro. Il che non è vero”. Per il premier, “se Russia e Israele si mettono a disinformare su tale questione, sarà perché li preoccupa la migrazione in Spagna o la posizione internazionale in Europa?”.
Di fatto, Sánchez scagiona il Marocco da ogni responsabilità. L’indagine è ancora in corso ma il leader socialista ritiene che il governo di Rabat non abbia allargato le maglie della sicurezza per favorire il passaggio dei migranti: “Nessun servizio di intelligence con cui collaboriamo abitualmente ha sollevato il minimo dubbio, o meglio alcun dubbio in assoluto, riguardo alla partecipazione, in un modo o nell’altro, delle autorità marocchine”, che hanno offerto “una cooperazione istantanea”.










