A oltre un mese dal suo inizio la crisi migratoria di Ceuta continua a essere l’argomento principale, se non l’unico, della politica spagnola, e un enorme problema politico per il governo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez. Il governo, dopo aver trascorso le ultime settimane a cercare rassicurare il pubblico e per certi versi a minimizzare la crisi, negli ultimi giorni ha cambiato atteggiamento e ha messo in atto nuove misure economiche e politiche.

Tra il 30 e il 31 luglio oltre 70mila persone entrarono nell’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco, superando le barriere di confine, probabilmente con la compiacenza delle autorità marocchine. Il 90 per cento di loro rientrò in Marocco nel giro di 24 ore, ma più di 5mila persone, tra cui molti minori non accompagnati, rimangono tuttora nell’exclave. La loro gestione si sta rivelando una questione politica estremamente rilevante, che il governo Sánchez almeno inizialmente aveva sottovalutato.

Martedì il governo approverà – secondo fonti confermate dai media spagnoli – un piano di aiuti da 165 milioni di euro per rispondere alle principali emergenze a Ceuta. È una somma elevata per una città di 80mila abitanti: se rapportata alla popolazione di Madrid sarebbero oltre sette miliardi di euro. I 165 milioni si aggiungono ai 180 già stanziati nei giorni scorsi per interventi più di lungo periodo.