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La crisi migratoria a Ceuta si sta trasformando in uno scontro tra Pedro Sánchez, il primo ministro socialista della Spagna, e i governi di destra e centrodestra che governano buona parte degli altri paesi d’Europa. I fatti di Ceuta – l’exclave spagnola in Marocco dove nei giorni scorsi sono entrate circa 50 mila persone, per poi tornare quasi tutte indietro nel giro di 48 ore – sono diventati la perfetta occasione per moltissime forze conservatrici europee e non solo, che ne hanno approfittato per perseguire due obiettivi politici.

Il primo: attaccare il governo di Sánchez, e in particolare le sue politiche di accoglienza nei confronti delle persone migranti, che ormai sono le uniche in Europa a contrastare la linea generale di chiusura. Il secondo: mostrare al proprio elettorato interno una posizione dura e intransigente nei confronti dell’immigrazione. Politico ha scritto che vari leader europei si sono di fatto «coalizzati contro Sánchez per le sue politiche migratorie».

La portavoce informale di questo movimento contro la Spagna è stata la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, che venerdì ha prima minacciato e poi attuato il ripristino dei controlli di frontiera tra Italia e Spagna: è una misura pretestuosa e in gran parte inutile, che però ha provocato un piccolo incidente diplomatico con gli spagnoli e che soprattutto ha raggiunto l’obiettivo di attaccare Sánchez e le sue politiche d’accoglienza, proprio in un momento in cui Meloni è incalzata a destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci.