La crisi migratoria di Ceuta ha impattato ulteriormente sulla popolarità del premier spagnolo Pedro Sanchez. La postura del governo non è piaciuta gli spagnoli, tanto meno agli abitanti dell’exclave spagnola in Marocco, che si sono sentiti abbandonati dall’amministrazione centrale. E non sono solo i cittadini ad alzare la voce contro il premier e contro il suo esecutivo, perché da Ceuta arrivano le rimostranze anche dei politici locali, dei componenti dell’assemblea che accusano Madrid di aver minimizzato la crisi, di aver annunciato troppo presto la fine dell’emergenza mentre la città autonoma è ancora carica di irregolari. E a dirlo è anche un esponente dello stesso partito del governo, il Psoe.Gli spagnoli insultano Sanchez Al suo arrivo a Ceuta ieri mattina, Sanchez è stato duramente contestato dalla popolazione, è stato sommerso dai fischi e si sono alzati anche cori che da qualche tempo accompagnano molte delle sue uscite pubbliche. “Hijo de puta” è uno degli insulti più gravi che gli vengono rivolti, non serve nemmeno una traduzione in italiano, ma il malcontento è alto nel Paese, soprattutto perché i cittadini percepiscono ora l’immigrazione come un pericolo concreto per la propria sicurezza. I cittadini, che non si sentono tutelati, hanno iniziato a fare le barricate nei quartieri, a erigere recinzioni per proteggere le strade dall’invasione. Ci sono gruppi di vigilanza all’ingresso, residenti stessi che fanno entrare solamente i cittadini e le autorità, o soggetti che considerano non pericolosi per la propria incolumità. “È per proteggere le nostre madri e le nostre sorelle”, ha dichiarato un giovanissimo residente di Ceuta, adolescente, mentre montava la guardia insieme a un coetaneo, entrambi “armati” con mazze e catene. E questo è il sentimento comune nell’exclave. Basta leggere i post dei residenti per capire che clima si respira nella città. Un uomo, pubblicando l’immagine di un immigrato che impugna una katana, per giunta sguainata, ha scritto: “Foto scattata a circa 250 metri da casa mia. Ho due figlie (di 3 e 7 anni) che ho praticamente dovuto scortare fino al porto insieme a mia moglie per farle partire tutte e tre per Málaga. Non è solo che in una città di 80mila persone siano entrati 50mila, no, è che vanno per le strade con le katane. Ceuta non merita questo”. E non lo merita nessuna città dell’Europa e dell’Occidente, che ha combattuto per secoli contro i barbari e contro l’inciviltà, che ha conquistato metro dopo metro ogni libertà per la sua società, che ora è gravemente minacciata.