venerdì 31 luglio 20262' di letturaAppena ha messo piede a Ceuta, il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez ha trovato ad accoglierlo un centinaio di cittadini furiosi per il caos che si è scatenato nell'enclave nordafricana invasa negli ultimi 2 giorni da 60mila immigrati irregolari provenienti via terra dal Marocco e via mare, attratti dalla promessa del governo di regolarizzare con cittadinanza spagnola 500mila clandestini. E sono decine, ben sopra i 30, i morti annegati nelle acque davanti alla costa.La folla ha urlato insulti e grida "dimissioni" mentre il leader Psoe entrava nella sede del municipio poco dopo mezzogiorno per un incontro con il presidente della città, il popolare Juan Jesus Vivas, il delegato del governo, Miguel Angel Perez, e membri della polizia nazionale e della guardia civil."Ceuta non è in vendita", "Presidente, dimettiti!": sono state alcune delle grida degli abitanti radunati vicino al municipio, dove la polizia nazionale aveva transennato l'area. Ceuta ha 84.000 abitanti e i suoi negozi, bar e ristoranti rimangono chiusi, creando un clima di preoccupazione. Pochi istanti prima dell'arrivo del primo ministro, un gruppo di cittadini si era scontrato con alcuni migranti nelle vicinanze, provocando l'intervento della polizia locale."Quanto accaduto ieri è stato una violazione e un attacco all'integrità territoriale della Spagna", sono state le prime parole di Sanchez. "Il governo spagnolo utilizzerà tutte le risorse dello Stato per garantire la sicurezza dei cittadini di Ceuta e della Città autonoma di Ceuta". "Ci facciamo carico dell'angoscia che stanno vivendo i ceuti", ha ribadito, accompagnato nell'enclave marocchina dal ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska.Il premier ha puntato il dito contro "le mafie che trafficano esseri umani" per spiegare l'esodo di migliaia di persone. Il leader socialista ha sostenuto che le mafie hanno diffuso una "lettura interessata" della sentenza della Corte Suprema spagnola che a inizio luglio ha stabilito che non si possono applicare i respingimenti a caldo, ovvero immediati, ai migranti intercettati in mare aperto che puntano a entrare a nuoto nelle città autonome di Ceuta e Melilla."Nei colloqui avuti con le autorità marocchine, abbiamo notato che alla base di tutto ciò c'è una lettura opportunistica che le mafie che trafficano esseri umani hanno fatto di una sentenza della Corte Suprema. Questa sentenza ratifica una precedente decisione dell'Alta Corte di Giustizia dell'Andalusia, la quale stabilisce che il rimpatrio di persone entrate nel nostro territorio via mare non è consentito perché non esiste un confine fisico, a differenza, ad esempio, dell'attraversamento di un confine terrestre. Questa interpretazione della sentenza della Corte Suprema sembra essersi diffusa a macchia d'olio in rete attraverso le mafie nelle ultime ore, generando una valanga della portata e della natura a cui abbiamo assistito ieri", ha sostenuto Sanchez.