Il premier spagnolo è ricorso all'impiego dell’esercito e ha avviato un'operazione di respingimenti lampo che hanno portato all'allontanamento di oltre 48mila persone in meno di 48 oredi Tommaso Lorenzinidomenica 2 agosto 20263' di letturaNella faccenda di Ceuta a far scalpore, oltre alla portata visiva e numerica dell’evento, è stata la reazione del premier socialista Pedro Sánchez: l’impiego dell’esercito e l’avvio di un’operazione di respingimenti lampo che ha portato all’allontanamento (a suo dire, ma non verificato) di oltre 48mila persone in meno di 48 ore. Roba da reazionari. Un’azione drastica, rivendicata con orgoglio da Madrid. Definendo le entrate irregolari «un attacco alla sovranità e all’integrità territoriale» (Vannacci pare un chierichetto), e appellandosi agli accordi bilaterali risalenti al 1992 con il Marocco, Pedrito ha dribblato ogni accusa di discriminazione, utilizzando un maquillage giuridico-lessicale: «Rimpatri volontari». E qui cominciamo a muoverci su una tagliente lama politica. L’allontanamento coatto e sistematico di soggetti senza alcun titolo per stare sul suolo spagnolo (in molti video si sentono scavallare il confine gridando Allah Akbar), eseguito da un governo di sinistra, viene considerato virtù istituzionale e democratica: mentre la stessa fermezza invocata dalle destre europee è bollata come eversiva, fascista. La remigrazione se è “alla Sánchez” si può fare... non è più una parolaccia.Ceuta, residente piange: "Ho paura, tremo". E intanto i migranti alle spalle ridonoUn video che sta facendo discutere e non poco quello girato da Antena 3. I fatti documentati sono quelli di Ceuta, comme...MISTIFICAZIONI
Ceuta, ma quella di Sánchez possiamo chiamarla "remigrazione"? | Libero Quotidiano.it
Nella faccenda di Ceuta a far scalpore, oltre alla portata visiva e numerica dell’evento, è stata la reazione del premier socialista...














