È trascorso un mese da quando Ceuta è stata invasa e, nonostante i proclami immediati del governo spagnolo di Pedro Sanchez sulla risoluzione della situazione in 48 ore, tesi sostenuta anche dalla sinistra italiana per attaccare il governo Meloni, l’exclave è ancora sotto pressione. Anzi, in un mese la situazione è anche peggiorata perché i residenti lamentano rapine, violenze e assalti sessuali, i ristoratori non aprono pressoché più perché la sera le gente non esce. Anche i negozi temono di riaprire per paura di essere presi d’assalto. Questo mese, Pedro Sanchez lo ha trascorso in vacanza alle Canarie, nella splendida residenza de La Mareta, mentre i suoi cittadini lottavano per difendere la Spagna. La crisi economica di CeutaIl bilancio aggiornato dalla Camera di Commercio di Ceuta, riportato da El faro de Ceuta, traccia un quadro economico drammatico, perché le perdite dirette per le imprese della città autonoma hanno superato i 33 milioni di euro, segnando un peggioramento del 19% rispetto alle stime preliminari della metà di agosto. I dati consuntivi, rilevati su un campione significativo di oltre 300 attività produttive, evidenziano un impatto recessivo prolungato che incide per oltre il 20% sul Pil mensile del territorio. A subire il contraccolpo maggiore sono stati i settori del commercio al dettaglio e della ricettività. Nel mese di agosto la rete commerciale cittadina ha registrato un dimezzamento del fatturato, costretta a sostenere i costi fissi operativi a fronte della drastica contrazione degli acquisti. Analogamente, il comparto della ristorazione e dei servizi alberghieri ha accusato una flessione dei ricavi superiore al 50%, causata dal blocco quasi totale dei flussi turistici. Oltre tre quarti delle aziende interpellate hanno già avviato riorganizzazioni interne, con punte che sfiorano il 91% nel settore ricettivo. Le contromisure adottate prevedono la riduzione degli orari di servizio, il blocco del turnover e il congelamento delle nuove assunzioni.L’harakiri dei socialisti di SanchezIn questo quadro, i proclami, gli attacchi all’Italia e le lodi al Marocco, che però per gli spagnoli è il responsabile dell’assalto, l’assenza del governo e, soprattutto la minimizzazione di quanto accaduto, hanno inferto un duro colpo al governo socialista di Sanchez. Il quotidiano spagnolo El Mundo ha pubblicato gli ultimi dati del sondaggio Sigma Dos, scattando una fotografia nitida delle trasformazioni in atto nell’elettorato spagnolo: la gestione della sicurezza, della politica estera e delle frontiere ha compromesso in modo decisivo la tenuta della maggioranza guidata da Pedro Sánchez. La crisi di Ceuta, con la prolungata presenza di migliaia di stranieri irregolari nell’exclave, che causano crescenti tensioni sociali sul territorio, rappresenta l’elemento di rottura definitiva. L’orientamento dell’esecutivo, caratterizzato dalla scelta di non chiamare in causa le responsabilità del Regno del Marocco e dal rinvio delle misure operative, ha generato una netta reazione dell’opinione pubblica, che boccia l’operato del governo con una percentuale che raggiunge il 62,9%. Il sondaggio evidenzia un deciso spostamento nell’asse politico nazionale, perché il partito Socialista di Sanchez è sceso al 25,4% dei consensi, attestandosi su una stima di 101 seggi al Congresso. Si tratta del dato più basso registrato dall’inizio della legislatura, che evidenzia una perdita di 20 deputati rispetto al risultato delle ultime consultazioni generali. Il quadro di difficoltà del blocco progressista è completato dalla flessione di Sumar, che si ferma al 6,6% dei voti con 10 deputati, mentre l’intera coalizione di governo registra complessivamente un calo di circa 2,2 milioni di voti in tre anni: un’emorragia di consensi enormi su cui gravano anche le ripercussioni delle vicende giudiziarie che vedono coinvolti esponenti di primo piano del partito e l’indebolimento della fedeltà di voto tra i simpatizzanti storici della sinistra.La crescita dei popolari e della destraOvviamente, a fronte di una parte politica che scende, ce n’è una che sale ed è quella della destra e del centrodestra. Il Partito Popular di Alberto Núñez Feijóo si consolida come prima forza del Paese con il 33,1% delle preferenze e 143 seggi. Contestualmente, Vox fa registrare la crescita più significativa dell’intero arco parlamentare, salendo al 17,9% dei voti e conquistando 61 seggi. L’eventuale alleanza tra partito Popular e Vox raggiungerebbe 204 seggi su 350, superando ampiamente la soglia di 176 deputati necessaria per la maggioranza assoluta. Questa conformazione numerica permetterebbe la nascita di un esecutivo stabile e autosufficiente, privo della necessità di negoziare con le forze indipendentiste catalane o basche. Parallelamente, oltre due terzi degli intervistati ritengono ormai esaurita l’esperienza dell’attuale governo, individuando nella convocazione immediata di nuove consultazioni elettorali l’unica via per uscire dallo stallo politico e restituire fermezza all’azione di Stato.