Mentre tutti i principali capi di governo dell’Ue, compresa Giorgia Meloni, si schierano al fianco del governo tedesco, in seguito alla denuncia delle responsabilità russe negli attacchi con droni carichi di esplosivo all’aeroporto di Lipsia, e mentre lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani paventa interferenze di Mosca nelle elezioni dei paesi europei, Matteo Salvini si dice preoccupato, piuttosto, di una certa «ansia antirussa» e persino del fatto che «qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto, magari per vendere altre armi».

Premesso che semmai gli europei le armi le comprano, per darle agli ucraini, dunque rimettendoci, e che di conseguenza l’unico che davvero stia dichiaratamente sfruttando questa guerra per fare soldi con la vendita delle armi si chiama Donald Trump (lo premetto, ma ci tornerò in conclusione, perché è il punto decisivo), le parole di Salvini confermano quanto il dibattito su Roberto Vannacci e la sua influenza sul centrodestra possa essere fuorviante. Perché Salvini questo genere di dichiarazioni, e anche di peggiori, le ha sempre fatte, sin dai tempi in cui amava sfoggiare la famosa maglietta di Putin, e non ha mai smesso. Dunque non sarebbe giusto accusarlo di rincorrere il leader di Futuro nazionale: Salvini, come buona parte del centrodestra, non rincorre Vannacci e non potrebbe farlo neanche se volesse, per la semplice ragione che lo ha preceduto.