Serve lo scudo democratico
Filippo Rigonat
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Parliamoci chiaro: le elezioni italiane del 2027 rappresentano un bivio esistenziale storico per la nostra politica. Non tanto per la levatura del dibattito tra gli schieramenti, mai così poveri di idee, personalità, capacità comunicativa e proposte concrete per il Paese; quanto per il contesto in cui si svolgeranno. Il ministro degli Esteri Tajani ieri ha scoperchiato il vaso di Pandora, già da tempo traboccante, parlando per la prima volta apertamente di “guerra ibrida russa contro l’Europa e rischio di interferenze elettorali nel nostro Paese”.
Da mesi il dibattito pubblico aveva, dopo tanta fatica, sdoganato l’esistenza e la pericolosità della cosiddetta guerra ibrida in corso contro di noi. Era servito l’alto intervento del Presidente della Repubblica Mattarella, segnato dalla convocazione di un Consiglio Supremo di difesa straordinario, per accendere i riflettori sui rischi vitali che il nostro apparato democratico corre in un contesto di conflitto asimmetrico in cui gli attori a noi più ostili, Mosca e Pechino, alimentano ogni giorno di più l’onda per soffocarci attraverso i nostri stessi mezzi.











