Antonio Tajani teme che la Russia possa interferire nelle elezioni italiane. Matteo Salvini teme invece l’«ansia antirussa». A Cernobbio, prudentemente, hanno invitato Vannacci. Ognuno affronta il problema con gli strumenti che possiede: chi lancia l’allarme, chi se la prende con l’allarme, chi prepara l’accredito. Il ministro degli Esteri ha detto una cosa seria: Mosca potrebbe tentare di condizionare il voto. Bisogna intervenire in anticipo. Bene. Sarebbe interessante capire se l’anticipo comprenda anche il tempo necessario a convincere l’altro vicepresidente del Consiglio che il problema è l’ingerenza, non l’ansia di chi la denuncia. Ma non pretendiamo tutto subito.
Intanto il Forum Ambrosetti offre a Roberto Vannacci un confronto con Mario Monti sul progetto europeo, fra integrazione e sovranità. Vannacci è di certo il più autorevole interprete della posizione italiana sull’Europa, come ci dicono gli influenti borghesi di Cernobbio. Carlo Calenda ha annunciato che non parteciperà: contesta il trattamento riservato al generale, distinto da quello degli altri leader dell’opposizione. Gli organizzatori negano favoritismi e rivendicano il confronto con idee lontane dalle proprie. È una risposta, ma non è convincente.










