Roma, 2 settembre 2026 – Quando Roberto Vannacci pubblicò nel 2023 Il mondo al contrario, qualcuno disse che una sospetta campagna social orchestrata da troll filorussi lo aiutò a vendere decine di migliaia di copie e diventare un caso politico, prima ancora che editoriale. Vannacci aveva lasciato da poco la Russia, dov’era stato addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca, la stessa Russia che in quel libro si meritò giudizi decisamente lusinghieri. Lusinghieri come quelli riservati al presidente Vladimir Putin, di certo destinatario, sosteneva Vannacci, di un supporto popolare superiore a quello di Volodymyr Zelensky.

Le proprie posizioni sulla Russia, del resto, Vannacci non le ha mai nascoste. Quindi non c’è da stupirsi se il Financial Times, in piena sbornia da Odissea, lo definisca ora “cavallo di Troia di Putin in Italia che mette alla prova Meloni”. Mette alla prova Meloni perché imbarcarlo nel centrodestra è un grosso rischio, soprattutto ora che un vicepremier, Tajani, mette in guardia dal rischio di ingerenze russe nelle prossime elezioni che interesseranno i gradi Paesi europei. Mentre un altro vicepremier, Salvini, bolla l’allarme come “un’ansia antirussa che mi preoccupa”. Quest’ultima l’ha detta Salvini, ma potrebbe tranquillamente essere vannacciana.