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Lunedì pomeriggio, alle 18 in punto, lo staff di Matteo Salvini ha diffuso un comunicato in cui esprimeva «soddisfazione» per il testo finale del decreto-legge, approvato poco prima dal Consiglio dei ministri, che prorogava per tutto il 2026 gli aiuti militari all’Ucraina. Alle 18:34, Roberto Vannacci, europarlamentare e vicesegretario della Lega, ha criticato aspramente quel decreto, augurandosi che il parlamento non lo converta in legge. L’uscita di Vannacci non era concordata, e i dirigenti del partito più vicini a Salvini l’hanno accolta con grande fastidio, anche perché vanificava il tentativo della Lega di rivendicare un’apparente vittoria negoziale, in effetti piuttosto evanescente.
Per settimane Salvini aveva trattato con Giorgia Meloni e col ministro della Difesa Guido Crosetto una riformulazione del testo del decreto. Salvini chiedeva che ci fosse una discontinuità rispetto ai precedenti analoghi provvedimenti con cui, ogni anno dal 2022 in poi, erano stati prorogati gli aiuti militari all’Ucraina. Alla fine, dopo vani tentativi di modificare la sostanza del decreto, tutti rigettati dalla presidente del Consiglio e dai suoi collaboratori, Salvini aveva ottenuto soltanto delle parzialissime modifiche formali. La Lega voleva dunque valorizzarle, per evidenziare le concessioni ottenute. Vannacci, invece, nel suo post le ha definite delle «acrobazie lessicali» che non mutano l’essenza del decreto.








