Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che rinnova gli aiuti all'Ucraina.
Una riunione lampo: il via libera non ha però spazzato le ruggini fra la Lega e le altre forze di maggioranza sul tema.
Dopo giorni di pressing sugli alleati, il vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato all'incontro di Palazzo Chigi, anche se dal suo staff è stato spiegato che non è stato per motivi politici ma "personali". A smascherare il clima di gelo è stato un caso da settimana enigmistica: attraverso il senatore Claudio Borghi, in mattinata la Lega aveva gioito per la scomparsa dal titolo del decreto - solo dal titolo, non dal testo - del passaggio sulla cessione di "equipaggiamenti militari", che però è riapparso poche ore dopo, nell'ordine del giorno del consiglio dei ministri. Rimanendovi anche dopo l'approvazione.
"A qualcuno difetta lo stile", ha chiosato Borghi. Per il senatore Pd Filippo Sensi il batti e ribatti sul titolo è stato "un balletto osceno". E il segretario di Azione, Carlo Calenda: "Discutiamo sul titolo del decreto? Ma davvero?".
Ma è proprio sull'accento più o meno militarista del provvedimento che si è giocato il tira e molla all'interno del centrodestra. Secondo la ricostruzione di alcuni ambienti di governo, però, lo scontro sarebbe stato soprattutto di carta: la maggioranza, compresa la Lega di Salvini, avrebbe infatti trovato l'accordo sul decreto circa un mese fa e tutto il dibattito successivo sarebbe stato alimentato dal Carroccio sui media - si ragiona in ambienti qualificati di governo - per riaffermare l'immagine di anima anti bellicista, o meno bellicista, della coalizione. Insomma un circo mediatico - elettoralistico, si aggiunge.








