La trattativa tra i partiti del centrodestra sull'invio di armi all'Ucraina è ancora aperta.

E dominata dal braccio di ferro con la Lega che continua il suo pressing perché il decreto ad hoc non abbia solo equipaggiamenti militari, ma anche e soprattutto sostegni per i civili.

Matteo Salvini è categorico: "Nei prossimi giorni" il provvedimento sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri e "su richiesta della Lega, non sarà un semplice decreto sulle armi.

Si parlerà di difesa del popolo ucraino, di logistica. Quindi non più solo di offesa e attacco". Il vicepremier leghista conferma in tv i paletti imprescindibili per il suo partito. In primis, l'apertura esplicita all'invio di materiali di carattere civile e umanitario come gruppi elettrogeni e generatori che possano controbilanciare le armi spedite finora a Kiev.

Parola d'ordine è quindi "discontinuità" rispetto al passato. Lo dice chiaramente Claudio Borghi, il senatore che segue il dossier per il Carroccio. Borghi spiega che si sta ancora lavorando sul testo del decreto. L'ultima finestra utile per il Cdm è quella del 29 dicembre. La Lega insiste perché il provvedimento non sia una fotocopia di quelli partoriti finora, ma aggiunga parole inequivocabili sugli aiuti civili e sulle armi difensive, come sistemi antiaerei ed equipaggiamenti mirati alla difesa piuttosto che all'attacco di Mosca.