Roma, 2 dic. (askanews) – Appare e scompare nel giro di qualche ora. Il decreto per prorogare l’autorizzazione a cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina diventa un caso ancora prima di essere presentato all’esame del governo. Alle nove di mattina a tutti i ministeri viene recapitata la convocazione del pre Consiglio, in vista della riunione dell’esecutivo prevista per giovedì pomeriggio: un ordine del giorno decisamente corposo, 18 punti in tutto, tra i quali svetta proprio il provvedimento che riguarda Kiev. Intorno alle 16, però, un nuovo invio: a scomparire dall’elenco dei testi in esame è proprio il decreto Ucraina.

La cessione di armi fu decisa dopo l’invasione russa con un decreto legge del 25 febbraio 2022 dall’allora governo Draghi che la autorizzava fino al 31 dicembre di quell’anno, ed è stata poi prorogata ogni anno anche dall’attuale esecutivo, da ultimo il 23 dicembre del 2024.

Un terreno che si è fatto via via più scivoloso per l’attuale maggioranza, con i dubbi della Lega che sono diventati sempre più insistenti. Ancora questa mattina, nel suo intervento all’assemblea generale di Alis, Matteo Salvini ha messo in chiaro le sue perplessità. “Io – ha detto – parteggio per l’Italia, mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina è un bene per chi sta morendo al fronte, per l’economia italiana ed europea. Chi si mette di mezzo per impedire l’accordo tra Russia, Ucraina e Stati Uniti non fa bene all’Italia e all’Europa”. Nè mancano esponenti del suo partito, come Claudio Borghi, che da tempo hanno messo in chiaro di non avere alcuna intenzione di votare una nuova autorizzazione quando tornerà in Parlamento a gennaio.