Qual è la notizia? Chi Ossé, il consigliere democratico del Comune di New York, nel 2021 twittò: «Un uomo bianco e cisgender non dovrebbe essere il prossimo presidente del Consiglio comunale». Cinque anni dopo, il 22 maggio 2026, un utente di X glielo ha fatto notare, chiedendo se avesse cambiato idea. Ossé ha risposto: «Woke 1 was crazyyyy», etichettando in quel modo la fase più radicale del progressismo americano, culminata tra il 2020 e il 2021 e segnata, in alcuni settori della sinistra, da richieste come l’abolizione della polizia e da posizioni più rigide su identità e linguaggio. Il 9 agosto Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York e volto dell’ala progressista del partito, ha ripreso la battuta durante un’intervista nel programma “This Week” di Abc. Il giornalista Jonathan Karl le aveva chiesto se condividesse le vecchie posizioni della candidata socialista alle primarie per governatore del Wisconsin, Francesca Hong: togliere fondi alla polizia, abolire le carceri e cancellare il Giorno del Ringraziamento. Ocasio-Cortez ha risposto che Hong aveva cambiato posizione, ha citato scherzosamente la battuta di Ossé, riconoscendo però che il linguaggio massimalista di allora va superato.
Lost in translation | Perché una battuta di Alexandra Ocasio-Cortez è diventata la fine italiana del woke - Linkiesta.it
La notizia di cui parlano tutti spiegata domanda per domanda, nella newsletter di Andrea Fioravanti. Questa settimana: il tweet del 2021 contro un presidente bianco e cisgender, le quattro “y” di “crazyyyy” sparite nella traduzione, il virgolettato mai pronunciato, la lettera di Conte, l’equivoco arrivato in Italia e il regolamento di conti che ne è seguito














