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Altro che dibattito "lanciato" da Giuseppe Conte. Il woke era già sbarcato dall'America con Ocasio-Cortez, le sterzate pre-voto dei democratici, la "trappola" e il "basta woke", tutto sdoganato da Repubblica. Conte ha trovato la tavola apparecchiata e s'è messo comodo. La vera questione non è il politicamente corretto, che nel fluviale intervento del capo 5 Stelle occupava poche righe. Il caso è Conte: chi è, chi lo ispira, se pensa quel che scrive, se scrive quel che pensa, se scrive e pensa quel che firma. Il Corriere, con Monica Guerzoni, apre una filologia forense: "Non è farina del suo sacco", "di sicuro ha un ghostwriter", forse c'è "lo zampino di un ex comunista di rito berlingueriano", sentenzierebbero fonti parlamentari di centrosinistra. L'indiziato è Goffredo Bettini, padre nobile del Pd e amico di Conte. Dalla "sua Thailandia" si smarca – se fosse stato lui, naturalmente, lo avrebbe confessato – ma ammette "uno scambio di idee continuo" e certifica il rivale di Schlein: il suo "valore intellettuale, culturale e scientifico" sarebbe "molto più alto della maggior parte dei politici italiani". Su Repubblica lo accredita anche Giovanni Diamanti: "Ha parlato con autorevolezza".














