Da qualche giorno in Italia è cominciato un commovente girotondo di autocoscienza della sinistra che Nanni Moretti non faticherebbe a rappresentare (e sbeffeggiare) in un suo film. Questa volta si discute di "Woke", una parola di incerto significato. Nasce nell'inglese afroamericano di inizio Novecento — "stay woke", resta sveglio — come invito a tenere gli occhi aperti sulle ingiustizie razziali, e torna in voga dopo il 2013 con la nascita di Black Lives Matter. Per chi vi si riconosce indica consapevolezza delle discriminazioni e volontà di correggerle. Per i critici è diventato sinonimo di eccesso: tutto ridotto a politica dell'identità, insofferenza al dissenso, gara a proclamarsi vittima. Negli USA un sondaggio del 2025 rivela che tra chi pensa di sapere cosa vuol dire (il 74%) circa metà lo considera un insulto e l’altra metà un complimento. Gli esempi grotteschi in giro per il mondo non mancano. Nel 2020 l’University of Edinburgh decise di rinominare, la David Hume Tower, facendola diventare 40 George Square, perché il nome del grande filosofo era ritenuto problematico alla luce di alcune sue affermazioni di tre secoli fa on “matters of race”. Negli Stati Uniti, nello stesso anno, le statue di Cristoforo Colombo venivano decapitate a Boston e gettate in un lago a Richmond. In Belgio, una nuova traduzione dell'Inferno ha espunto il nome di Maometto dal canto in cui Dante lo colloca fra i dannati, per non "offendere inutilmente" i lettori musulmani. In Italia, un assessore di Livorno si è dovuto dimettere dalla carica per un commento salace relativo a un’orribile opera d’arte esposta a Venezia sull’identità sessuale. Non si sa se il riso o la pietà prevale. Ora, dopo un intervento della furba deputata americana Alexandra Ocasio-Cortez, pare essersi innestata la retromarcia.
Perché il woke è nemico del liberalismo
Da qualche giorno in Italia è cominciato un commovente girotondo di autocoscienza della sinistra che Nanni Moretti non faticherebbe a rappresentare (e sbeffeggiare) in un suo film. Questa volta si discute di "Woke", una parola di incerto significato. Nasce nell'inglese afroamericano di inizio Novecento — "stay woke", resta sveglio — come invito a tenere gli occhi aperti sulle ingiustizie razziali, e torna in voga dopo il 2013 con la nascita di Black Lives Matter. Per chi vi si riconosce indica consapevolezza delle discriminazioni e volontà di correggerle. Per i critici è diventato sinonimo di eccesso: tutto ridotto a politica dell'identità, insofferenza al dissenso, gara a proclamarsi vittima. Negli USA un sondaggio del 2025 rivela che tra chi pensa di sapere cosa vuol dire (il 74%) circa metà lo considera un insulto e l’altra metà un complimento. Gli esempi grotteschi in giro per il mondo non mancano. Nel 2020 l’University of Edinburgh decise di rinominare, la David Hume Tower, facendola diventare 40 George Square, perché il nome del grande filosofo era ritenuto problematico alla luce di alcune sue affermazioni di tre secoli fa on “matters of race”. Negli Stati Uniti, nello stesso anno, le statue di Cristoforo Colombo venivano decapitate a Boston e gettate in un lago a Richmond. In Belgio, una nuova traduzione dell'Inferno ha espunto il nome di Maometto dal canto in cui Dante lo colloca fra i dannati, per non "offendere inutilmente" i lettori musulmani. In Italia, un assessore di Livorno si è dovuto dimettere dalla carica per un commento salace relativo a un’orribile opera d’arte esposta a Venezia sull’identità sessuale. Non si sa se il riso o la pietà prevale. Ora, dopo un intervento della furba deputata americana Alexandra Ocasio-Cortez, pare essersi innestata la retromarcia.











