La domanda più interessante su una cosa noiosa, oscurantista, patologica e deviante come il woke è perché sia nato. È interessante capire come mai la Sinistra mondiale si sia convinta, per almeno dieci anni, che la vecchia Affirmative action non fosse più sufficiente e che bisognava estendere quegli obiettivi politici sino all’abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo.

La scelta di questi temi e soprattutto di queste modalità formali e comunicative – quella che per anni si è chiamata la «polarizzazione della politica» – era necessaria per crearsi un esercito: in un contesto di sostanziale abbandono dei grandi temi, in una Globalizzazione che annulla le differenze e relativizza i nemici grazie all’unico grande mercato globale nel quale tutti vendono e comprano tutto da tutti, l’adesione religiosa ad un tema politico si può ottenere soltanto tramite l’innesco diretto del meccanismo vittimario-vendicativo.

La divisione del mondo non in «buoni e cattivi», come ai tempi dei blocchi contrapposti, ma in «vittime e carnefici» sollecita la ricerca tribale dei colpevoli da punire. In questa forma estrema di lotta politica simbolica il vecchio obiettivo della conquista del potere assume modalità nuove, modalità che per il woke sono state folli proprio perché la società alla quale il woke si rivolgeva aveva bisogno di questo tipo di stimoli per sentirsi coinvolta.