Chi parla di estremismo woke, o mette in una demenziale contrapposizione diritti civili e diritti sociali, evidentemente non si rende conto della svolta illiberale che stiamo attraversando. Non è solo il vento neofascista che soffia da qualunque direzione a aver prodotto questa aria impestata, ma anche le deboli o finte resistenze a un radicalismo di destraÈ davvero avvilente che un intervento così grezzo come quello del leader del M5s, Giuseppe Conte, Alla sinistra non serve il woke, il nemico da combattere è questa società disuguali, generi un dibattito politico dentro il cosiddetto campo largo che poi occupi le prime pagine dei giornali e le feste di partito estive. Pochi giorni fa su Repubblica e poi sui suoi social Conte partiva dai miti variamente ripetuti dai giornali di destra (la censura di scrittori classici nelle università americane) eChristian RaimoScrittore e traduttore. Ha collaborato con diverse riviste letterarie (Liberatura, Elliot-narrazioni, Accattone, Il maleppeggio), quotidiani (il manifesto, Liberazione (quotidiano)) e con la casa editrice romana Minimum fax. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2001, la sua raccolta di racconti di esordio, Latte. Il suo primo romanzo, Il peso della grazia, è uscito nel 2012 per Einaudi.
Il demenziale dibattito sul woke: perché sui diritti Conte è ambiguo
Chi parla di estremismo woke, o mette in una demenziale contrapposizione diritti civili e diritti sociali, evidentemente non si rende conto della svolta illiberale che stiamo attraversando. Non è solo il vento neofascista che soffia da qualunque direzione a aver prodotto questa aria impestata, ma anche le deboli o finte resistenze a un radicalismo di destra










