Paola Concia non usa giri di parole. Da storica attivista femminista, osserva l’eredità di grandi battaglie civili finire stritolata in un tribunale permanente. L’ex parlamentare del Pd punta il dito contro quello che definisce il “metodo woke”: un approccio dogmatico che divide il mondo in puri e reprobi. Da Görlitz analizza le macerie di una sinistra che, per inseguire ossessioni identitarie, rischia di consegnare il popolo alle destre.

Alexandria Ocasio-Cortez, icona della sinistra americana, ha bollato la deriva woke come “follia”. Autocritica sincera o mossa tattica post-Trump? "È stata una mossa da furbacchiona, da vera politicante. Ha stappato un tappo, sapendo che nel Partito Democratico americano c’era ormai un enorme disagio per i disastri che loro stessi hanno provocato. È un riposizionamento puramente tattico: si sono sbilanciati su derive elitarie, Trump ne ha approfittato, e lei ora si smarca con astuzia. Ma la mia distanza politica da lei resta abissale".

Lei ha dedicato la vita alle battaglie femministe e ai diritti, oggi denuncia il wokismo. Non rischia di sembrare la reazione di chi non capisce i giovani? "Io ci sono nata “woke”: da lesbica e femminista sono sempre stata dalla parte dei discriminati. Quando sostituisci l’universalismo dei diritti con le politiche identitarie, dividi la società in categorie chiuse, finisci tu stesso per discriminare. In questo modo stiamo regalando ai giovani la fine della coesione sociale, una guerra continua tra identità diverse. Un mondo tremendo".